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Il villaggio sommerso: scopri la storia del campanile che emerge da un lago alpino in Alto Adige

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Il villaggio sommerso: scopri la storia del campanile che emerge da un lago alpino in Alto Adige (Lago di Resia)

Nel cuore dell’Alto Adige, incastonato tra le vette alpine, un paesaggio da cartolina nasconde una storia di profonda malinconia e resilienza. Dal centro di un lago artificiale, le cui acque turchesi riflettono il cielo, emerge solitario un campanile del XIV secolo. Non è un’illusione ottica, ma l’unica testimonianza visibile di un mondo sommerso, un villaggio sacrificato al progresso del dopoguerra. Questa immagine, tanto surreale quanto affascinante, è diventata il simbolo della Val Venosta e attira ogni anno visitatori da tutto il mondo, curiosi di scoprire il segreto celato sotto la superficie del lago di Resia.

La leggenda del campanile emergente

Le campane fantasma

Una delle leggende più radicate e suggestive legate al campanile di Curon riguarda il suono delle sue campane. Secondo il racconto popolare, durante le fredde e ventose notti d’inverno, quando il lago gela completamente, alcuni abitanti del luogo e visitatori giurano di sentire ancora i rintocchi provenire dalla torre solitaria. Un suono spettrale che attraverserebbe il ghiaccio e la neve, come un lamento per il villaggio che non c’è più. Questa storia, tramandata di generazione in generazione, aggiunge un velo di mistero e fascino a un luogo già di per sé straordinario, alimentando l’immaginario collettivo.

Realtà storica e folklore locale

Sebbene la leggenda sia affascinante, la realtà storica è ben documentata. Le campane del campanile di Curon furono rimosse il 18 luglio 1950, poco prima che le acque del nuovo bacino idroelettrico sommergessero definitivamente il paese. Nessuna campana è quindi presente all’interno della torre da oltre settant’anni. Il suono udito da alcuni è molto probabilmente l’effetto del vento che si insinua tra le bifore della cella campanaria o il rumore del ghiaccio che si assesta e si spezza sulla superficie del lago. Nonostante la spiegazione razionale, il mito delle campane fantasma sopravvive, testimoniando il profondo legame della comunità con il suo passato perduto.

La storia delle campane, sospesa tra mito e realtà, è solo il preludio a una vicenda ben più complessa e drammatica, quella che ha portato alla nascita del lago artificiale e alla scomparsa di un’intera comunità.

La creazione del lago di Resia

Un progetto controverso del dopoguerra

L’idea di unificare i due laghi naturali preesistenti, il lago di Resia e il lago di Curon, per creare un grande bacino idroelettrico risale agli anni Venti, ma fu realizzata solo nel secondo dopoguerra. Il progetto, portato avanti da una grande società elettrica, incontrò fin da subito la ferma opposizione della popolazione locale. Gli abitanti di Curon e Resia, prevalentemente contadini di lingua tedesca, lottarono con ogni mezzo legale per salvare le proprie case e le proprie terre, ma le loro proteste rimasero inascoltate di fronte agli interessi economici nazionali dell’epoca, desiderosi di energia per la ricostruzione del paese.

Le tappe della costruzione e dell’inondazione

La costruzione della diga, alta 65 metri, procedette a tappe forzate, segnando inesorabilmente il destino dei villaggi. L’opera ha trasformato radicalmente il paesaggio e la vita di centinaia di famiglie. Il processo fu graduale ma inarrestabile, come illustrato nella tabella seguente.

Fase del progetto Periodo Descrizione dell’intervento
Progettazione iniziale 1920 – 1939 Primi studi e acquisizione dei diritti per lo sfruttamento idroelettrico.
Costruzione della diga 1947 – 1950 Realizzazione dello sbarramento principale per unificare i due laghi naturali.
Demolizione degli edifici 1949 – 1950 Abbattimento sistematico di 163 abitazioni e di altri edifici nei paesi di Curon e Resia.
Invaso e sommersione Estate 1950 L’acqua inizia a salire lentamente, sommergendo terreni e rovine fino a raggiungere il livello previsto.
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L’impatto ambientale e sociale

La creazione del lago di Resia fu un evento traumatico. Oltre alla perdita delle case, circa 523 ettari di terreno coltivato furono sommersi, distruggendo la base economica di un’intera comunità agricola. Le famiglie furono costrette a un esodo forzato, trasferendosi nel nuovo paese di Curon Venosta, costruito più a monte in uno stile architettonico privo di ogni legame con la tradizione locale, o emigrando altrove. L’impatto psicologico fu devastante, lasciando una ferita profonda nella memoria collettiva della valle.

La conseguenza più visibile di questo dramma umano e ambientale è proprio la fine del villaggio di Curon, di cui oggi rimane solo il suo antico campanile.

Curon : il villaggio sommerso

La vita prima dell’inondazione

Prima del 1950, Curon Venosta era un tipico villaggio alpino, un nucleo abitato con una storia secolare. Le sue strade strette erano fiancheggiate da case tradizionali, fienili e stalle. La vita della comunità ruotava attorno all’agricoltura, all’allevamento e alle tradizioni locali. Era un piccolo mondo autosufficiente, con la sua chiesa, la sua scuola e i suoi negozi. La decisione di sommergerlo ha cancellato non solo degli edifici, ma un intero tessuto sociale e culturale costruito nel corso dei secoli.

La demolizione e l’esodo forzato

L’estate del 1950 fu l’ultimo atto della tragedia. Gli abitanti dovettero assistere impotenti alla demolizione delle proprie case, fatte saltare con la dinamite una dopo l’altra. Tutto ciò che rappresentava la loro vita e la loro identità fu raso al suolo, con un’unica, inspiegabile eccezione: il campanile. L’elenco di ciò che andò perduto è impressionante e dà la misura del sacrificio imposto alla comunità:

  • 163 case di abitazione
  • Oltre 500 ettari di campi fertili
  • Scuole e uffici comunali
  • Opifici artigianali e negozi
  • La chiesa parrocchiale di Santa Caterina d’Alessandria

Le tracce del passato sotto il ghiaccio

Ancora oggi, il passato non è del tutto cancellato. Durante gli inverni particolarmente rigidi, quando il livello dell’acqua del lago viene abbassato per manutenzione, è possibile intravedere tra il ghiaccio i resti delle fondamenta delle case, i muretti a secco che delimitavano i campi e persino i gradini che portavano alla chiesa. Questi frammenti spettrali che riaffiorano dal fondale sono un potente richiamo alla memoria, un monito silenzioso sulla fragilità del paesaggio e delle comunità umane.

In questo scenario di perdita, il campanile che è stato risparmiato dalla distruzione assume un ruolo ancora più potente, diventando il custode di tutta questa storia.

Il campanile : tra storia e simbolismo

Un monumento storico sotto tutela

Il campanile romanico, che oggi ammiriamo solitario nelle acque del lago, risale al 1357. Faceva parte dell’antica chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, un edificio di grande importanza per la comunità. Per ragioni mai del tutto chiarite, forse legate alla sua solidità o a un vincolo storico già esistente, la torre fu l’unica struttura a essere risparmiata dalle cariche di dinamite. Oggi è ufficialmente classificato come monumento protetto, un pezzo di storia medievale miracolosamente sopravvissuto a un evento così distruttivo. Nel 2009, il lago è stato parzialmente svuotato per permettere importanti lavori di restauro alla base del campanile, che presentava crepe e segni di cedimento.

Simbolo di resilienza e memoria

Con il passare dei decenni, il campanile di Curon si è trasformato da semplice relitto a potente simbolo. Per gli abitanti della Val Venosta, rappresenta la memoria di ciò che è stato perso e la resilienza di una comunità che ha saputo ricostruirsi. Per i visitatori, è un’icona di bellezza struggente, un’immagine che incarna il delicato equilibrio tra natura e intervento umano. La sua solitaria presenza evoca temi universali come la perdita, la memoria e la capacità di andare avanti senza dimenticare le proprie radici.

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Oltre al suo profondo valore storico e simbolico, il campanile è oggi il fulcro di un paesaggio che offre innumerevoli opportunità per chi ama la natura e lo sport.

Le attività attorno al lago di Resia

Sport acquatici e attività estive

Durante la bella stagione, il lago di Resia diventa un paradiso per gli amanti degli sport all’aria aperta. Grazie al vento costante che soffia nella valle, è una delle mete più rinomate in Europa per il kitesurf e la vela. Le sue rive offrono anche un meraviglioso percorso ciclopedonale di circa 15 chilometri, perfetto per escursioni in bicicletta o semplici passeggiate con una vista mozzafiato sul campanile e sul gruppo montuoso dell’Ortles. Altre attività praticabili includono:

  • Stand-up paddle (SUP)
  • Pesca sportiva
  • Escursionismo sui sentieri circostanti
  • Nordic walking

La magia del lago ghiacciato in inverno

In inverno, il paesaggio si trasforma completamente. La spessa coltre di ghiaccio che ricopre il lago lo rende accessibile a piedi, permettendo ai visitatori di vivere l’emozione unica di camminare fino alla base del campanile. La superficie ghiacciata diventa un’enorme arena naturale per il pattinaggio su ghiaccio, lo snowkiting (una variante invernale del kitesurf con sci o snowboard) e il fondo. L’atmosfera è silenziosa e quasi surreale, offrendo una prospettiva completamente diversa e altrettanto affascinante di questo luogo iconico.

L’attrazione del lago di Resia non si esaurisce sulle sue sponde, ma è un punto di partenza ideale per scoprire le molte altre meraviglie che la Val Venosta ha da offrire.

Esplorare la regione della Val Venosta

Un territorio ricco di cultura e storia

La Val Venosta è una delle valli più affascinanti e culturalmente ricche dell’Alto Adige. Chi visita il lago di Resia può facilmente estendere il proprio itinerario per scoprire tesori storici e artistici. A pochi chilometri di distanza si trova Glorenza, l’unica città interamente cinta da mura medievali dell’Alto Adige, un borgo perfettamente conservato che sembra fermo nel tempo. Altri luoghi di interesse includono l’imponente Castel Coira a Sluderno, che ospita la più grande armeria privata del mondo, e l’Abbazia di Monte Maria a Burgusio, un monastero benedettino con una splendida cripta affrescata.

Percorsi enogastronomici tra meleti e vigneti

La Val Venosta è anche famosa per le sue eccellenze enogastronomiche. È conosciuta come il “frutteto dell’Alto Adige” per le sue immense coltivazioni di mele, ma anche per le sue albicocche e le sue pere. La parte più bassa della valle ospita vigneti eroici da cui si producono vini bianchi di grande pregio, come il Riesling. Esplorare la regione significa anche immergersi nei suoi sapori, visitando le cantine locali, partecipando a degustazioni o semplicemente assaggiando i prodotti tipici nei masi e nelle locande tradizionali.

Il campanile che emerge dal lago di Resia è molto più di una semplice attrazione turistica. È il custode di una storia drammatica, un simbolo di memoria e resilienza che si fonde con un paesaggio naturale di straordinaria bellezza. Dalla leggenda delle sue campane fantasma alla cruda realtà di un villaggio sacrificato, fino alla sua rinascita come destinazione per amanti della natura e dello sport, questo luogo incarna un racconto potente. Una visita al lago di Resia e alla Val Venosta offre l’opportunità non solo di ammirare un’icona, ma di riflettere sul rapporto complesso e spesso doloroso tra uomo, progresso e natura.

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